con Duccio Camerini, Salvo Lombardo, Tullia Daniele, Barnaba Bonafaccia.
regia Duccio Camerini,
scene Fabiana di Marco,
costumi Livia Fulvio,
musiche Alchimusika,
aiuto regia Lou Andrea Dell’Utri Vizzini
Se dovessimo dare alle fiamme tutte le opere di Shakespeare tranne una – per fortuna non dobbiamo farlo - io sceglierei “Antonio e Cleopatra”
W. H. Auden
What sport tonight?
Cosa ci attende stanotte?
Si è detto a volte che Antonio e Cleopatra sono “Romeo e Giulietta” da grandi.
E’ l’amore adulto, l’amore che non fa più i conti solo con la passione, ma che deve confrontarsi con la durezza della vita, la vita che slitta, che cambia sempre, la vita che ci ubriaca e ci prende in giro.
Ma c’è qualcos’altro nel rapporto tra Antonio e la sua Regina, a renderlo struggente di una qualità tutta sua: le guerre che hanno dichiarato contro il resto del mondo e contro sé stessi dichiarandosi amore.
Ecco dunque che questi contrasti appaiono ideali (come spesso in Shakespeare) per raccontare gli equilibrismi esistenziali dell’uomo e della donna di oggi, esaminare la nostra condizione, le assurdità, i pericoli, gli scambi dei ruoli maschile/femminile, il ridicolo, le eventuali emancipazioni, i fallimenti.
Niente affatto una storia eroica e divina.
Una contesa privata, intima, da camera da letto, per fare il punto sull’amore (parola che sempre più ama nascondersi) e lo scontro dei sessi. La grandiosità di Antonio e Cleopatra è il contenitore ideale per raccontare le paure di uomini e donne che invecchiano e un tempo si erano ritenuti unici e speciali.
Ecco dunque una commedia/tragedia sulla impossibilità di stare insieme fino in fondo, dove, come già nei “Sonetti”, la nostra compagnia mette al servizio dell’ immaginario shakespeariano le proprie ricerche sui tanti linguaggi del teatro.
Già, perché abbiamo scelto di ambientare il nostro spettacolo appunto in un teatro, dove una compagnia si è riunita per provare “Antonio e Cleopatra”… un attore-regista, un assistente, un attore en travesti nei panni della fatale regina… da dietro le battute e le azioni dei personaggi, emergono le incertezze e le ansie degli attori… persone che, proprio come tutti, a volte scordano la parte, oppure non la recitano come vorrebbero…
Ed emergono sinistre – e sempre più frequenti e inquietanti - coincidenze tra le vite degli artisti e quelle “di carta” dei personaggi… a casa del regista, una donna malata lo aspetta…. dove finisce il teatro, dove comincia la vita? Il teatro è vita già vissuta? La vita è teatro già scritto? Il teatro è finzione appunto perché gli attori credono di “non” essere i personaggi?
È vero che spesso la modalità espressiva, un tratto caratteriale, un vizio, il tic di un personaggio, trovano riscontro nell’anima di un attore. Ma gli attori hanno orrore delle similitudini con i loro personaggi, rifiutano che involucro e contenuto si tocchino, perché sentono che così potrebbero avvicinarsi pericolosamente al loro confine… ovvero, ad un abisso…
Duccio Camerini