Orari di apertura: 19.00 - 23.00
Mimo-Se è un capovolgimento d’autore che ribalta e reinterpreta che reinterpreta con sottile senso dell’ironia e della provocazione capolavori celeberrimi della storia dell’arte. Rigorosamente al femminile. Sono scatti in bianco e neri di Claudio Bianconi e Jacopo Gennari che si sono avvalsi della presenza di tre modelle e con loro hanno rivisitato opere di fama acclarata. La canoviana “Amore e Psiche” diventa “Saffo e Psiche”, l’affresco giottesco del ciclo assisiate si trasforma in “Francesco-Chiara” e il femminile irrompe nel “Lago di Narcisa” e in “La Bacca- di Dioniso” come nella rivisitazioni della Creazione di Michelangelo, dgli Angeli di Raffaello, degli Amanti di Magritte fino a Salvador Dalì, Munch e il suo “Urlo”, Leonardo Da Vinci e “La donna vitruviana”. Mimo-se è quindi – affermano gli autori - un gioco semantico-lessicale, ma denso di significati e significanti che delineano un ipotetico percorso, una reinvenzione dell’arte e di alcuni dei suoi più importanti simboli in un omaggio al femminile, alla femminilità.
Un’utopia, un non luogo dell’arte (nel senso di mai avvenuto) che delinea un tracciato immaginativo, partendo da un’idea di base: la mimesi, vale a dire quel complesso processo di assimilazione e di astrazione, di imitazione della natura, che è alla base dello stessa idea d’arte, sin dagli albori dell’era greca classica. La mimesis in questo caso subisce un ulteriore scarto concettuale, rileggendo quanto già realizzato nella storia dell’arte in alcune delle opere entrate a far parte dell’immaginario collettivo. Il tracciato segue quindi una mimesis nella mimesis con al centro la figura, il corpo, l’immagine della donna. Un atto liberatorio compiuto con umiltà da due uomini, liberatorio e dissacrante di un dominio che sinora è stato relegato al quasi totale controllo maschile e che solo in tempi recenti si sta sdoganando dal pregiudizio e della oligarchia del maschile più “machista”, per sondare la possibilità di nuove utopie, di nuovi varchi dell’immaginazione e delle nuove frontiere del femminile, della sessualità, delle civiltà che si incontrano e si baciano in quell’osmosi di libido finalmente liberata dai condizionamenti, dal potere politico ed economico, ma anche e soprattutto culturale. Mimesis quindi come imitazione nell’imitazione dell’arte. Ma mimesis che condivide l’etimo con il lemma mimo, l’istrione che gesticola e che misura i gesti altrui dal palco. Da qui le “mimo-se” il titolo della mostra che con un ulteriore gioco semantico che rinvia all’associazione di idee con i fiori dell’8 marzo, sintetizza l’omaggio al femminile che abbiamo voluto compiere. Un femminile contraddittorio e affascinante per una rilettura provocatoria della storia dell’arte.